Eliminare il superfluo per vivere felici

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Con il suo metodo “konmari” la giapponese Marie Kondo a meno di 30 anni ha conquistato un posto tra le 100 personalità più influenti secondo Times e venduto oltre 3 milioni di copie del suo manuale “Il magico potere del riordino” in oltre trenta Paesi del mondo.
Ebbene, la guru del riordino da gennaio sbarca in tv come protagonista di una nuova serie in streaming di Netflix che promette di portare il metodo “konMari” nelle nostre case.

Il principio da cui partire, a detta di Kondo è “tenere solo ciò che ci fa stare bene, quello che ci provoca una scintilla di gioia”. Da qui, in ogni puntata si affronterà un tema: fare spazio per l’arrivo di un bebé, prepararsi alla convivenza quando due disordini si incontrano, riordinare con i bambini o affrontare la sindrome del nido vuoto…

Gli americani lo chiamano “decluttering”, ovvero eliminare il superfluo. Il fenomeno si basa su un principio chiaro e semplice: la nostra società ci spinge ad accumulare cose, oggetti, vestiti, e prima o poi le nostre case come i nostri armadi scoppiano (o implodono) sotto il peso di cose di troppo (spesso non più necessarie, se non addirittura inutili), quindi non resta altro da fare se non buttar via, ripulire, riorganizzare. Fare spazio in pratica. Per darci una mano in questo arduo compito (chi davvero è capace di gestire l’ordine fino in fondo?) è nato il metodo “konmari”, acronimo che nasce dalla fusione del nome e cognome di Marie Kondo, autrice del manuale “Il magico potere del riordino” pubblicato in Giappone nel 2011 sulla base di una discreta esperienza della giovane giapponese nel ruolo di tidying consultant, ossia “consulente del riordino”.

Nelle 250 pagine del volume si cerca di delineare i punti essenziali del metodo, che si fonda sul principio secondo il quale il riordino implichi un cambiamento così radicale da non rendersi necessaria nessuna ripetizione nel corso del tempo. In pratica, una volta effettuato, il resto va da sé. È Marie stessa a spiegarlo in apertura di libro.

La Kondo nel libro sottolinea anche come questo percorso non comporti solamente dei benefici a livello pratico o misurabili solo nell’ordine delle mura domestiche, i vantaggi di questo passaggio disordine/ordine, stando alle testimonianze, sono invece estendibili anche ad un più ampio spazio morale: alcuni dei suoi corsisti, infatti, le hanno raccontato che dopo aver gestito il disordine hanno riscontrato ad esempio dei miglioramenti nel rapporto con il partner o sul lavoro. Insomma, l’ordine intorno a noi riesce a fare ordine anche dentro: “Affrontare le proprie cose, selezionarle – spiega Kondo – può essere doloroso, vi costringe a confrontarvi con le vostre imperfezioni, con le scelte discutibili che avete fatto nel passato. Esaminando ciò che possediamo saremo in grado di capire quello che per noi è importante. Questo procedimento ci aiuterà a identificare con chiarezza i nostri valori e a ridurre la confusione che ci attanaglia quando dobbiamo fare scelte di vita”.

Eppure è interessante scoprire che esiste una teoria del tutto opposta che sottolinea come il disordine aiuti invece ad affrontare meglio le avversità della vita. A dirlo sono i dati di una ricerca pubblicata sul Journal of Consumer Research: “Può capitare che la nostra casa sia in disordine, esattamente come la nostra giornata” scrivono gli autori, “vivere questa situazione senza provare ansia rivela che sappiamo reagire positivamente alle situazioni complicate”. I ricercatori per i loro studi hanno osservato le reazioni di un gruppo di persone di fronte al caos: c’era chi non era minimamente preoccupato alla vista e chi, invece, provava il desiderio di rimettere a posto. “I più ordinati – dicono i ricercatori – usano un sistema di classificazione particolare che li aiuta a mettere a posto più velocemente.

Ad esempio, c’è chi usa il cosiddetto sistema “a un livello” (tutti i giocattoli vanno in una cesta) e chi invece usa quelli a due o tre livelli (i giocattoli con determinate caratteristiche vanno raccolti in un tipo di scatola, altri in un’altra)”.
Cosa accade, però, se questo sistema viene intaccato? “Alcune persone reagiscono modificando le loro regole e tollerando la situazione”, si migliorano in pratica. Ma in chiusura del testo gli studiosi spiegano come anche un gruppo di disordinati cronici ad un certo punto senta il desiderio di mettere a posto. E allora anche per loro potranno essere utili i consigli della nostra Marie Kondo.


GLOSSARIO

MANUALE: guida pratica
GURU: maestro spirituale
SCINTILLA: motivo
NIDO: riparo, rifugio
SUPERFLUO: non essenziale
ACCUMULARE: raccogliere, mettere da parte
IMPLODONO: fenomeno contrario all’ esplosione
ARDUO: difficile
ACRONIMO: nome formato con le lettere iniziali
RADICALE: totale, definitivo
DISCRETA: equilibrato, riservato
ESTENDIBILI: che puo’ allungarsi
CORSISTI: studenti
ATTANAGLIA: tormenta
AVVERSITA’: problemi
CRONICI: incurabili
 
 
 
DOMANDE

  1. Chi è Marie Kondo?
  2. Cosa ha inventato? A cosa serve il suo metodo “konMari”?
  3. Nelle nostre case abbiamo tante cose che non utilizziamo quasi mai. Secondo voi, perchè è difficile separarsi dalle cose inutili?
  4. Riuscite periodicamente a fare ordine nella vostra casa? Quante volte in un anno?
  5. Eliminare il superfluo puo’ farci stare bene? Ordinare la nostra casa, ordina anche la nostra vita?
  6. Quali sono i benefici del metodo “konMari” che la Kondo sottolinea nel suo libro?
  7. Una teoria opposta a quella di Marie Kondo, dice che il disordine aiuta ad affrontare le difficoltà di tutti i giorni e ad assere meno ansiosi. Cosa ne pensate? Preferite il disordine all’ordine?
  8. Qual è la vostra reazione di fronte ad una stanza in completo disordine?
  9. Secondo il metodo “KonMari” bisogna ordinare la propria casa procedendo per categoria di oggetti e non per stanza. Quale criterio usate per sistemare casa?
  10. Cosa dobbiamo chiederci prima di decidere cosa tenere e cosa buttare?
  11. Dovete decidere in questo momento un oggetto da buttare e uno da tenere per tutta la vita, cosa scegliereste?