Addio Italia, non tornerò

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“Addio Italia, non tornerò” è il titolo del docufilm di 50 minuti che raccoglie le testimonianze di giovani che vivono e lavorano all’estero: da Barcellona a Londra fino a Sydney e Melbourne.  Il lungometraggio è stato prodotto dalla “Fondazione Cresci per la storia dell’emigrazione italiana” di Lucca ed è stato presentato alla Camera dei deputati il 12 febbraio.
Per realizzare il documentario, la Fondazione Cresci ha contattato tramite i social circa 350mila persone.

Il filmato affronta la tematica attualissima dell’emigrazione giovanile all’estero.
Sono cifre impressionanti quelle che riguardano chi è partito in questi ultimi anni in cerca di una realizzazione personale che in patria non si riesce a trovare: nel 2017 sono partiti 285.000 nostri connazionali.
Questo dato colloca l’ Italia all’ottavo posto al mondo come paese di emigrazione.
L’emigrazione di oggi è molto diversa da quella dei nostri nonni, oggi non si parte più solo spinti da situazioni di estrema povertà, oggi le necessità e le aspettative sono cambiate. Viaggiare è diventato più facile, così come mantenere i contatti con chi resta; cercare occasioni per realizzare le proprie aspettative e i propri sogni non è più impossibile e non implica più un distacco definitivo dalle proprie radici.
Il documentario si basa su interviste a giovani italiani che vivono e lavorano all’estero. I loro racconti si susseguono a ritmo incalzante sostenuti dalla suggestiva colonna sonora realizzata da Massimo Priviero. Un lavoro enorme se si pensa che per individuare i giovani emigrati in tre continenti, la Fondazione Cresci ha contattato 70 Gruppi Facebookdi Italiani nel mondo ed è entrata in contatto con circa 350.000 persone. Le interviste, realizzate a Barcellona, Londra, Los Angeles, Melbourne, Monaco di Baviera, New York e Tallinn esaminano il percorso che questi giovani hanno compiuto: la condizione che vivevano prima della partenza, spesso fatta di una frustrante ricerca di lavoro a seguito di lunghi anni di studio, lo stimolo a partire, la decisione di mettersi in gioco affrontando una realtà nuova che offriva maggiori opportunità e il successivo inserimento nella loro nuova realtà, spesso gratificante, a volte anche difficile, per chiudersi con un bilancio di questa scelta. Bilancio che per molti si conclude con la considerazione che un ritorno in patria non potrà più essere nei loro piani.

Dalle interviste emerge che i giovani che decidono di partire oggi sono esuli volontari che emigrano per realizzarsi. Una necessità di autorealizzazione tipica di un processo evolutivo in cui i bisogni primari sono soddisfatti e ad essi subentra l’esigenza di soddisfare aspirazioni e potenzialità individuali.
Dalle parole degli intervistati emerge anche che esiste un “costo” associato a questo processo di emigrazione. Ogni scelta che si compie porta inevitabilmente a perdere qualcosa e chi parte si trova a rinunciare a quei riti sociali e familiari che scandivano la quotidianità. Un senso di spaesamento iniziale esiste sicuramente ma viene in breve attenuato dalla consapevolezza di poter finalmente trovare occasioni vere per mettersi alla prova ed essere apprezzati per ciò che si è capaci di fare. A differenza che in patria, questi giovani dicono di aver trovato nelle loro nuove realtà un sistema basato sulla meritocrazia che gratifica il loro impegno e stimola a perseguire una continua crescita personale.
Il legame con l’Italia resta forte, a volte nostalgico, a volte più “rabbioso”, ma non si spezza e si riassume in una frase con cui uno degli intervistati chiude il suo raconto:
 
“Il viaggio è bello se sai che potenzialmente puoi tornare, anche se poi magari non tornerai mai.”
 
GLOSSARIO
LUNGOMETRAGGIO: film
SI SUSSEGUONO: seguono uno dietro l’altro
SUGGESTIVA: affascinante, coinvolgente
GRATIFICANTE: soddisfacente
ESULI: emigrati
SCANDIVANO: misurano
SPAESAMENTO: senso di smarrimento
ATTENUATO: alleggerito
MERITOCRAZIA: sistema di valutazione
POTENZIALMENTE: essere in grado di vincere/riuscire
 
 
 
DOMANDE 

  1. Di cosa parla il docufilm “Addio Italia, non tornerò?
  2. In che modo sono stati contattati i ragazzi che sono stati intervistati per il film?
  3. Perché questi ragazzi hanno scelto di “fuggire” dall’Italia?
  4. Avete dei parenti, degli amici o dei conoscenti che hanno dovuto lasciare il proprio paese a causa del lavoro?
  5. Cosa ne pensate delle migliaia di ragazzi che arrivano in Australia in cerca di una vita migliore?
  6. L’emigrazione attuale è diversa da quella del secolo scorso. In che modo? Perché sono diverse?
  7. Sono circa 285.000 gli Italiani che nel 2017 hanno detto “arrivederci” o addirittura “addio” alla propria madrepatria. Cosa perde l’Italia lasciando andare via tutti questi giovani?
  8. Secondo voi, gli immigrati contribuiscono alla crescita e allo sviluppo del paese nel quale si trovano?
  9. Il docufilm sottolinea che, i giovani Italiani che hanno lasciato l’Italia non vogliono più tornarci per viverci definitivamente. Perché’? Secondo voi, prima o poi cambieranno idea?
  10. Se in Australia ci fosse la stessa situazione economico-politica precaria dell’Italia, incoraggereste i giovani a lasciare la propria terra e la famiglia per cercare una vita migliore altrove?