Il neonato artificiale o la colf sintetica: a ogni umano il suo androide.

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A Londra la mostra “Robots” indaga una convivenza imminente.  “Anche le macchine avranno le loro esigenze e ci chiederanno aiuto”.

di Luigi Grassia, La Stampa Tutto Scienze, 15 marzo 2017.

 

Il futuro è arrivato: dalle fabbriche alle sale operatorie, dalle auto alla Borsa, i robot dilagano ovunque, fra entusiasmo e paura. Miglioreranno la nostra vita sotto mille aspetti ma ci toglieranno il lavoro? E magari ci faranno la guerra? 

Il Museo della Scienza di Londra rilancia il dibattito con più di 100 androidi nella mostra «Robots» (fino al 3 settembre). Viene tracciato lo sviluppo di 500 anni di tecnologia, partendo da un automa fatto per Filippo II, passando per un cigno meccanico del ’700, fino ad arrivare agli androidi del XXI secolo che ci imitano quasi in tutto. Per quanto fra gli stand ci sia molta tecnologia, l’approccio della mostra è più filosofico che ingegneristico. «Robots» spiega come gli androidi funzionano ma soprattutto si chiede perché noi umani sentiamo il bisogno di costruire macchine a nostra immagine e che cosa questo ci racconta della nostra identità, dei nostri desideri e anche dei nostri incubi. 

Partiamo dalla fine e diciamolo subito chiaro e netto: alla mostra «Robots» ci sono tante domande ma poche risposte. Girando per la mostra di Londra si viene bombardati dagli stimoli e le riflessioni si avviano da sole. Dice il curatore, Ben Russell: «Vogliamo stimolare la gente a pensare. Se questo succede, abbiamo svolto il nostro compito». 

Qui ci sono robot, soprattutto giapponesi, che non solo lavorano ma offrono un abbozzo di interazione umana: hanno una mimica facciale, incoraggiano col sorriso, arrivano quasi a piangere, quando c’è da condividere un dolore. Capiscono, si direbbe. Sono concepiti per assistere gli anziani, gli handicappati, chiunque sia in difficoltà perché le persone non vogliono essere lasciate sole e l’aiuto materiale non basta. Il sostegno morale che arriva dagli androidi è solo un’illusione? Sarebbe azzardato rispondere con un sì o con un no. Il famoso test di Alan Turing sull’intelligenza delle macchine era basato sul presupposto che, se una macchina è indistinguibile da un essere umano, e se gli esseri umani si rapportano in modo sistematico con la macchina come se fosse intelligente e sensibile, diventa puramente accademico chiedersi se sia intelligente e sensibile davvero oppure no. Forse si oltrepassa la soglia quando gli androidi diventano così umani da provare angoscia esistenziale, e si chiedono chi sono, e rifiutano di considerare se stessi delle macchine, come nel film «Blade Runner». 

Il limite estremo alla mostra di Londra è il neonato-robot che si comporta proprio come un bambino. Infinitamente più sofisticato e «vero» di qualunque bambola abbiate mai visto. Qualcuno potrebbe volerlo come sostituto di un bimbo? Tra i film dibattuti qui alla Mostra c’è «Intelligenza artificiale», in cui un bambino scopre di essere un androide, quando la sua «mamma» si lega a un figlio vero e non è più interessata ad avere un sostituto. Il capovolgimento del rapporto fra essere umano e robot è totale, allorché non è più l’androide a fornire una prestazione emotiva alla persona ma è il robot ad avere disperato bisogno di una madre umana, che viene clonata per regalargli un simulacro di felicità. Risposte? Solo domande

 

VOCABOLARIO:

androide = creatura artificiale o extraterrestre con caratteristiche umane

automa = macchina che riproduce i movimenti di uomini e animali

diciamolo subito chiaro e netto = chiaramente, senza equivoci

le riflessioni si avviano da sole = sorgono, arrivano spontaneamente

azzardato = rischioso

si oltrepassa la soglia = si supera il limite

infinitamente = senza limite (in questo caso, ‘molto di più’)

allorché = nel momento in cui

simulacro = immagine

 

DOMANDE

 

  1. Di cosa tratta la mostra Robots a Londra?
  2. Cosa ne pensa l’autore dell’articolo? E’ entusiasta o scettico? Perché?
  3. E tu? Che sensazione hai avuto quando hai iniziato a leggere l’articolo?
  4. Qual è lo scopo della mostra secondo il curatore?
  5. Quali tipi di androidi ci sono nella mostra? 
  6. Cosa sanno/possono fare?
  7. “Il sostegno morale che arriva dagli androidi è solo un’illusione? Sarebbe azzardato rispondere con un sì o con un no”. Cosa intende l’autore? Sei d’accordo con lui?
  8. Cosa pensi del test di Alan Turing?
  9. ‘Forse si oltrepassa la soglia quando gli androidi diventano così umani da provare angoscia esistenziale, e si chiedono chi sono, e rifiutano di considerare se stessi delle macchine, come nel film «Blade Runner»’. L’autore esprime un’opinione ma inizia con “forse”: perché? Sei d’accordo con lui? Motiva la tua risposta. 
  10. Cosa pensi delle intelligenze artificiali? Ne hai paura? Ne sei affascinato? O entrambi? Motiva la tua risposta.
  11. Ti piacerebbe avere un robot in casa? Se sì, di che tipo e perché? Se no, perché?